Biografia
Ancora giovane si trasferì a Tokyo per studiare, entrando in contatto con un ambiente urbano vivace, ricco di influssi occidentali e di nuove idee politiche e culturali. La famiglia incoraggiava lo studio come via di crescita personale: Kano si immerse nei libri, sviluppando un forte senso di disciplina, curiosità intellettuale e attenzione all’educazione come strumento di miglioramento dell’individuo e della società.
Già in questa fase, la combinazione tra debolezza fisica e grande determinazione intellettuale iniziò a plasmare il suo carattere. Invece di rassegnarsi al ruolo di ragazzo fragile, Kano cominciò a immaginare un percorso di sviluppo che unisse corpo e mente, cercando un’arte capace di educare la persona nella sua totalità.
Gli studi di Jigoro Kano a Tokyo lo portarono ben presto a distinguersi per impegno e serietà. Frequentò scuole prestigiose e poi l’università, interessandosi non solo alle materie classiche, ma anche alle nuove discipline che arrivavano dall’Occidente, come la pedagogia moderna e le scienze sociali. Tuttavia, il ricordo delle umiliazioni subite da ragazzo per la sua debolezza fisica rimaneva vivo.
Alla ricerca di un metodo per irrobustirsi e difendersi, Kano cominciò a informarsi sulle antiche scuole di ju-jutsu, molte delle quali erano in declino dopo la fine dell’epoca feudale. Non fu facile trovare un maestro disposto ad accettare un giovane studente, più interessato alla dimensione educativa e razionale dell’arte marziale che alla semplice applicazione della forza.
Dopo diversi tentativi, Kano riuscì a essere accettato come allievo presso dojo storici, dove studiò con maestri come Fukuda Hachinosuke, Iso Masatomo e, successivamente, Iikubo Tsunetoshi. In queste palestre tradizionali imparò tecniche di proiezione, leve e immobilizzazioni, ma soprattutto cominciò a riflettere su come trasformare quella conoscenza in un sistema coerente di formazione del carattere.
Praticando nei dojo di ju-jutsu, Kano si rese conto che molte tecniche erano estremamente efficaci, ma anche potenzialmente pericolose se applicate senza controllo o senza un chiaro obiettivo educativo. In un Giappone che si stava modernizzando, era necessario ripensare quelle arti marziali nate in un contesto di guerra e di duello all’ultimo sangue.
Kano iniziò così a selezionare, rielaborare e sistematizzare le tecniche che aveva appreso, mettendo al centro due idee chiave: la sicurezza dell’allievo e lo sviluppo armonico della persona. Il suo obiettivo non era solo vincere un avversario, ma utilizzare lo studio del combattimento per educare il corpo, la mente e il carattere.
Da questa riflessione nacque gradualmente il judo, inteso come “via della cedevolezza” o “via gentile”: non più semplice insieme di tecniche di lotta, ma metodo di formazione personale. Le cadute controllate, le proiezioni, il lavoro in coppia divennero strumenti per imparare il rispetto, la collaborazione e la gestione dell’energia in modo efficiente e responsabile.
Nel 1882, Jigoro Kano fondò il Kodokan, letteralmente “luogo per lo studio della via”, in una piccola sala del tempio Eisho-ji, a Tokyo. All’inizio il dojo disponeva di pochissimi tatami e contava un numero ridotto di allievi, molti dei quali erano studenti come lui, curiosi di conoscere questo nuovo metodo di allenamento.
Le difficoltà non mancavano: le scuole tradizionali di ju-jutsu guardavano con sospetto il sistema di Kano, giudicandolo talvolta troppo moderno o troppo legato al mondo scolastico. Nonostante questo, il rigore tecnico del Kodokan, unito alla grande attenzione alla sicurezza e alla formazione morale, cominciò ad attirare sempre più praticanti.
Nel dojo di Kano non si studiavano solo tecniche: si discuteva di etica, di responsabilità personale, di come applicare le lezioni del tatami nella vita quotidiana. Il Kodokan divenne presto un laboratorio educativo, in cui si sperimentavano modalità di insegnamento innovative, basate sulla cooperazione, sul rispetto reciproco e sulla ricerca del miglior uso dell’energia.
La svolta per il judo e per il Kodokan arrivò quando, alla fine del XIX secolo, le autorità giapponesi iniziarono a interessarsi alle potenzialità educative delle arti marziali. Le dimostrazioni e i confronti tra judoka del Kodokan e praticanti di altre scuole di ju-jutsu mostrarono l’efficacia del metodo di Kano, sia dal punto di vista tecnico sia per la preparazione fisica e mentale degli allievi.
Progressivamente, il judo fu introdotto nelle scuole e nelle accademie di polizia, diventando parte del sistema educativo nazionale. Per Kano, questo non significava solo diffondere una pratica sportiva, ma offrire a migliaia di giovani un percorso per sviluppare autodisciplina, rispetto delle regole e senso di responsabilità verso gli altri.
Parallelamente, il maestro iniziò a guardare oltre i confini del Giappone. Alcuni suoi allievi furono inviati all’estero per insegnare il judo in Europa e in America, contribuendo a far conoscere questa nuova disciplina al mondo. Fin dall’inizio, dunque, il judo nacque con una vocazione internazionale, come linguaggio comune di educazione del corpo e dello spirito.
Oltre che fondatore del Kodokan, Jigoro Kano fu un importante educatore e riformatore. Partecipò alla vita accademica e istituzionale del Giappone moderno, promuovendo una visione dell’educazione in cui lo sviluppo fisico, intellettuale e morale erano strettamente intrecciati.
Per lui, il judo era uno strumento privilegiato per realizzare questa visione.
Attraverso i principi di Seiryoku Zenyo (miglior uso dell’energia) e Jita Kyoei (mutua prosperità e rispetto reciproco), Kano propose un modello educativo in cui ogni allenamento diventava occasione per imparare a gestire le proprie risorse e a collaborare con gli altri. Non si trattava di vincere a tutti i costi, ma di crescere insieme, allievi e insegnanti, in un clima di impegno e di reciproco sostegno.
Kano sostenne la diffusione dello sport scolastico, la partecipazione delle scuole a competizioni corrette e formative, e la necessità di formare insegnanti capaci non solo tecnicamente, ma anche dal punto di vista umano.
Il suo contributo alla pedagogia giapponese fu riconosciuto ben oltre i confini del tatami.
Negli ultimi decenni della sua vita, Jigoro Kano viaggiò spesso all’estero, partecipando a congressi internazionali e promuovendo il judo come strumento di avvicinamento tra i popoli. Fu membro del Comitato Olimpico Internazionale e si impegnò per far riconoscere il valore educativo dello sport all’interno del movimento olimpico.
Kano morì nel 1938, durante un viaggio in nave di ritorno dall’Europa. Fino all’ultimo rimase fedele alla sua missione: usare il judo e l’educazione fisica per contribuire alla formazione di persone responsabili, rispettose e capaci di cooperare per il bene comune.
L’eredità di Jigoro Kano vive oggi nel Kodokan e in migliaia di dojo in tutto il mondo. Ogni volta che un judoka esegue un saluto, impara a cadere senza farsi male o aiuta un compagno a migliorare, porta avanti il progetto educativo iniziato da Kano.
Anche il Judo Club Borgo Valsugana si inserisce in questa tradizione, proponendo il judo non solo come sport, ma come percorso di crescita personale per bambini, ragazzi e adulti.