le origini
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Alle origini del Jujitsu
Quando oggi si pronuncia la parola jūjutsu o modernamente jujitsu è facile pensare a una disciplina unica, con un repertorio di leve, proiezioni, strangolamenti e tecniche di controllo.
Storicamente, però, il jūjutsu non è mai stato una singola arte.
Il termine, jūjutsu, può essere tradotto approssimativamente come "arte della flessibilità", "arte della cedevolezza" o "tecnica della morbidezza".
Nel Giappone premoderno indicava una grande famiglia di sistemi di combattimento che comprendevano, in proporzioni differenti, proiezioni, immobilizzazioni, leve articolari, strangolamenti, percussioni, lotta, combattimento con armi corte e tecniche concepite per essere utilizzate anche contro avversari armati.
Le singole tradizioni erano chiamate ryū o ryūha, ovvero, scuole, lignaggi, sistemi di trasmissione.
Questo significa che parlare di "antico jūjutsu giapponese" equivale in realtà a entrare in un vastissimo paesaggio di tradizioni marziali.
Curiosità storica
Tra le scuole più importanti troviamo:
- Takenouchi-ryū;
- Yagyū Shingan-ryū;
- varie tradizioni Yōshin-ryū;
- Hontai Yōshin-ryū;
- Kitō-ryū;
- Tenjin Shin'yō-ryū
- Fusen-ryū.
Più tardi, nel XIX e XX secolo, emergeranno Daitō-ryū Aiki-jūjutsu e soprattutto il Kōdōkan Jūdō di Kanō Jigorō.
Da questa trasformazione nasceranno poi alcune delle discipline oggi più diffuse nel mondo: jūdō, aikidō, jūjutsu moderno e, attraverso una storia complessa che passa per il Giappone, il Brasile e il combattimento agonistico, Brazilian Jiu-Jitsu.
Il samurai non era un "lottatore disarmato" nel senso moderno del termine.
Il suo mondo marziale era dominato dalle armi: arco, lancia, spada, naginata e successivamente armi da fuoco.
Il combattimento corpo a corpo nasceva quindi spesso da una situazione particolare: l'arma poteva essere persa, inutilizzabile o troppo ingombrante.
Da questa esigenza si svilupparono sistemi di kogusoku, torite, yawara, kumiuchi e altre forme di combattimento ravvicinato.
Non bisogna quindi immaginare il jūjutsu antico come un moderno incontro di grappling.
Le tecniche erano concepite:
- usare un pugnale o una spada corta durante la lotta;
- colpire punti vulnerabili;
- rompere o lussare un'articolazione;
- sopravvivere a un combattimento.
Il concetto moderno di "sport da combattimento" era quindi estraneo alla funzione originaria di molte di queste scuole.
Il randori (allenamento al combattimento) contemporaneo e la pratica agonistica nasceranno molto più tardi.
Una ricerca della Japanese Academy of Budo mostra proprio come il randori dell'epoca Meiji costituisca una fase intermedia fra le pratiche del jūjutsu, nelle quali avevano grande importanza immobilizzazioni e controllo, e il jūdō moderno, nel quale le tecniche vennero progressivamente adattate alla pratica libera e alla competizione.
TAKENOUCHI (1532)
Tra le scuole tradizionali che possono vantare una documentazione storica molto antica, la Takenouchi-ryū occupa una posizione straordinaria.
La tradizione ufficiale della scuola colloca la fondazione nel 1532, attribuendola a Takenouchi Nakatsukasa Taifu Hisamori nella provincia di Mimasaka, nell'attuale prefettura di Okayama. La scuola si presenta infatti come "l'origine del jūjutsu".
È importante però distinguere il dato storico dalla narrazione tradizionale.
Secondo la tradizione della scuola, Hisamori si ritirò presso il santuario di Haga Sannomiya per una pratica ascetica. Qui avrebbe incontrato un misterioso anziano che, pur essendo disarmato, riuscì a dominarlo facilmente.
Il vecchio gli avrebbe insegnato che la lunghezza dell'arma non era necessariamente sinonimo di superiorità e gli avrebbe trasmesso tecniche di combattimento ravvicinato, kogusoku, torite e metodi di legatura.
La tradizione interpreta questo episodio come la scoperta di una verità fondamentale: la dimensione dell'arma, la forza fisica e l'aggressività non determinano necessariamente l'esito di uno scontro.
È una delle idee che, secoli dopo, torneranno continuamente nel mondo del jūjutsu.
Caratteristiche marziali
La Takenouchi-ryū non è semplicemente una scuola di "lotta".
Il suo curriculum storico comprendeva:
- torite;
- kogusoku;
- proiezioni;
- immobilizzazioni;
- leve;
- strangolamenti;
- tecniche di controllo;
- combattimento con armi corte;
- tecniche di legatura;
- tecniche contro avversari armati.
Questa completezza è essenziale per capire la differenza tra una koryū e un moderno sport di grappling.
L'obiettivo originario non era vincere un incontro secondo un regolamento, ma risolvere una situazione marziale.
La trasmissione
La scuola sviluppò una notevole influenza.
Secondo la tradizione della Takenouchi-ryū, molti suoi allievi crearono a loro volta nuove scuole, contribuendo alla proliferazione dei ryūha di jūjutsu in Giappone. La scuola afferma di aver dato origine direttamente o indirettamente a oltre trenta tradizioni.
Una crisi di successione
Nel XIX secolo la scuola attraversò una grave crisi.
L'ottavo caposcuola morì giovane, lasciando due figli troppo giovani per ricevere pienamente gli insegnamenti esoterici.
La tradizione racconta che un discepolo anziano, Ikeuchi Gamonta, fu richiamato e incaricato di preservare gli insegnamenti e trasmetterli alla generazione successiva.
Questo episodio mostra una delle grandi difficoltà delle koryū: la sopravvivenza di una scuola dipendeva dalla sopravvivenza del lignaggio umano.
Non bastava possedere un libro.
Bisognava possedere un maestro.
E non bastava possedere un maestro.
Bisognava avere qualcuno capace di diventare il maestro successivo.
La Takenouchi-ryū superò quella crisi e continuò attraverso Bakumatsu, Meiji, Taishō e Shōwa fino all'epoca contemporanea.
Dal samurai al cittadinoIl 1868 cambia radicalmente il Giappone.
Il sistema Tokugawa crolla.
La classe samurai perde il proprio ruolo politico e sociale.
Il Giappone inizia una rapidissima modernizzazione.
Armi occidentali, esercito moderno, nuove istituzioni, nuove scuole e nuovi modelli educativi trasformano il Paese.
Le arti marziali tradizionali entrano in crisi.
La vecchia scuola marziale era legata a un mondo che non esiste più.
La Japanese Academy of Budo ha studiato proprio il processo attraverso il quale le arti marziali, dopo il collasso della classe guerriera, vennero trasformate in qualcosa di adatto al moderno Stato giapponese.
La crisi del jūjutsu fu quindi innanzitutto una crisi di funzione sociale.
Perché imparare a immobilizzare un guerriero in armatura in un'epoca in cui l'esercito utilizza fucili e artiglieria?
Qui entra in scena una delle figure più importanti della storia delle arti marziali moderne: Kanō Jigorō (1860–1938).
Kanō iniziò a studiare jūjutsu in un periodo in cui trovare un buon maestro era diventato difficile. La sua formazione fu legata innanzitutto alla Tenjin Shin'yō-ryū, attraverso Fukuda Hachinosuke e Iso Masatomo. Nel 1882 fondò il Kōdōkan.
