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i discepoli di Kano - Nuovo Progetto 1

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i discepoli di Kano

JUDO > Jigoro Kano
In tutte le tradizioni giapponesi il rapporto tra maestro e discepolo è fondamentale. Anche per Jigoro Kano, fondatore del Kodokan, la crescita del judo fu possibile grazie a uomini che seppero studiare profondamente il suo insegnamento e applicarlo sul tatami, nelle scuole e nel mondo. In questa pagina presentiamo alcuni dei suoi allievi più importanti e il ruolo che ebbero nel trasformare il judo da esperienza di un singolo dojo a disciplina mondiale, incarnando i principi di **Seiryoku Zenyo** (miglior uso dell’energia) e **Jita Kyoei** (mutua prosperità).
Illustrazione storica di un judoka che esegue una proiezione in stile Kodokan
Shiro Saigo (1866–1922) è spesso ricordato come uno dei primi e più carismatici discepoli di Jigoro Kano. Proveniva dal ju-jutsu tradizionale e, una volta entrato al Kodokan, divenne rapidamente famoso per il suo spirito combattivo e per le vittorie ottenute nei confronti con altre scuole. La sua abilità nelle proiezioni spettacolari contribuì a dare visibilità al judo e a dimostrare l’efficacia del metodo di Kano.

Saigo Shiro, nato il 4 febbraio 1866 in Aizu, era il quarto figlio di Shida Sadajirō, samurai del clan Aizu che morì nel 1868 nella battaglia per il castello di Aizuwakamatsu. Pochi anni dopo la morte del padre, a nove anni, viene adottato da Saigo Tanomo, maestro di aikijujutsu, e il suo cognome è cambiato in "Saigo".

Fu soprannominato "il gatto" per l'incredibile agilità che lo portava ad atterrare sempre perfettamente in piedi, e la statura ridotta (1,58 m di altezza).

 
Il Kōdōkan schierò Saigo nel leggendario scontro con l'accademia di polizia di Tokyo, che utilizzava tecniche di jujutsu, svoltosi nel 1886.
 
Nell'ultimo incontro, che vedeva Saigo contro Ukiji Entaro (al contrario di Saigo, Ukiji era di statura colossale) si avvalse in maniera eccelsa della tecnica "yama arashi" (tempesta sulla montagna) grazie alla quale non solo vinse l'incontro, ma provocò pure diverse fratture al suo avversario. Questo incontro leggendario ispirò poi il libro Sugata Sanshirō da cui è tratto l'omonimo film di Akira Kurosawa.

Saigo si ricorda anche perché insieme a Tsunejirō Tomita divenne il primo shodan (1º dan di cintura nera) di Judo e in generale di tutte le arti marziali, perché il sistema fu introdotto proprio da Jigoro Kano nel 1883.

Saigo precedentemente al Judo aveva ricevuto un addestramento nel Jujutsu.
 

Pur essendo noto per il coraggio e la determinazione, Saigo dovette anche imparare a controllare il proprio carattere, avvicinandosi all’idea di usare l’energia nel modo più efficiente possibile (Seiryoku Zenyo) e di rispettare l’avversario come partner di crescita (Jita Kyoei).

La sua figura è spesso circondata da leggende, ma rimane importante come simbolo dei primi anni, in cui il judo doveva ancora affermarsi e farsi riconoscere dalla società giapponese.
Nel percorso di Saigo vediamo un tema educativo centrale per Kano: trasformare l’energia e l’impulsività del giovane in forza disciplinata, capace di contribuire al bene del dojo e della società. Questo passaggio, non sempre facile, è ancora oggi uno degli obiettivi principali dell’allenamento giovanile nel judo.
Maestro anziano di judo che dimostra una tecnica di proiezione leggera
Kyuzo Mifune (1883–1965) entrò al Kodokan ancora giovanissimo e dedicò tutta la vita allo studio del judo, fino a diventare uno dei più alti gradi e una figura di riferimento assoluto. Era noto per la sua straordinaria leggerezza: anche in età avanzata riusciva a proiettare avversari molto più pesanti con movimenti minimi, apparentemente senza sforzo.

In Mifune si vede incarnato in modo esemplare il principio di Seiryoku Zenyo: non forza contro forza, ma uso intelligente del corpo, del tempo e dello spazio. Il suo judo sembrava “naturale”, frutto di una comprensione profonda delle leve, dell’equilibrio e del timing. Per questo viene spesso indicato come modello tecnico per chi vuole andare oltre l’uso della sola forza fisica.
Oltre alla tecnica, Mifune fu un educatore paziente e rigoroso. Nelle sue lezioni insisteva sul rispetto dell’avversario e sull’idea che ogni Randori dovesse essere un dialogo, non una semplice lotta. Il suo esempio aiuta a capire come, nel pensiero di Kano, lo sviluppo dell’eccellenza tecnica non è mai separato dal rispetto reciproco e dalla ricerca di una crescita comune (Jita Kyoei).
Yoshiaki Yamashita (1865–1935) fu uno dei discepoli più vicini a Jigoro Kano e uno dei primi a portare il judo fuori dal Giappone. Dopo essersi formato al Kodokan, fu inviato negli Stati Uniti, dove tenne lezioni e dimostrazioni, arrivando a insegnare persino al presidente Theodore Roosevelt. Il suo lavoro mostrò come il judo potesse essere apprezzato anche da persone con una cultura molto diversa, purché ne fossero spiegati i valori educativi oltre alla parte tecnica.

Accanto a lui vi furono molti altri maestri fondamentali, come Hajime Isogai, Sakujiro Yokoyama, Hidekazu Nagaoka e altri insegnanti che diffusero il Kodokan in varie regioni del Giappone e all’estero. Tutti, in modi diversi, contribuirono a dare al judo una struttura organizzata, programmi didattici e un forte orientamento scolastico, come Kano desiderava.
Maestro di judo che insegna a un gruppo di allievi in un dojo tradizionale
L’esperienza di Yamashita e degli altri maestri ci introduce al tema della diffusione internazionale del judo. Kano non desiderava soltanto formare campioni, ma usare il judo come strumento educativo nelle scuole e nelle comunità. Per questo affidò ai suoi discepoli il compito di portare il Kodokan oltre i confini del Giappone, chiedendo loro di rimanere fedeli ai principi di Seiryoku Zenyo e Jita Kyoei anche in contesti culturali nuovi.
A partire dagli inizi del Novecento, molti discepoli di Jigoro Kano furono inviati in Europa, nelle Americhe e in altre parti dell’Asia per insegnare il judo. In alcuni casi partirono da soli, in altri furono invitati da università, istituti militari o associazioni sportive. Portavano con sé non solo le tecniche del Kodokan, ma anche una precisa idea educativa: usare il judo per formare persone più forti fisicamente, ma anche più corrette, rispettose e capaci di collaborare con gli altri.

Questa espansione internazionale non fu sempre semplice. I maestri dovettero adattare il loro insegnamento a culture diverse, a regolamenti sportivi in evoluzione e, a volte, a malintesi sul significato del judo. Tuttavia, grazie alla loro coerenza con i principi di Kano, il judo riuscì a mantenere la propria identità, diventando prima disciplina scolastica, poi sport olimpico e infine strumento educativo diffuso in tutto il mondo.
Antica competizione di judo con una proiezione in corso
Dimostrazione pubblica di judo davanti a un grande pubblico
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